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sabato 26 giugno 2010

Risposta alle polemiche di un gruppetto di femministe

Quello che mi chiedo oggi é come si possa parlare male di una persona per partito preso o per sentito dire, senza conoscerla, senza conoscerne il pensiero, senza avere informazioni di prima mano, senza avere mai letto un brano scritto da chi si sta contestando.

"Tale Maria Gangemi" aveva segnalato da tempo che la pillola abortiva é superata all'estero e che é stata introdotta in Italia solo per supportare l'industria farmaceutica.

R
icordo ancora che l'Italia ha una tradizione culturale ricca e antichissima e, sebbene sia lodevole studiare come si vive all'estero e confrontarsi con gli altri paesi, bisogna sempre tenere a mente che in nazioni che si professano civilissime é ancora in vigore la pena di morte.

Dunque non tutto ciò che si fa fuori dall'Italia é più giusto, più democratico, più civile.
Ci sono paesi che nel silenzio si sono macchiati di crimini gravissimi nei confronti dei propri cittadini (D'Antonio Michael, La rivolta dei figli dello Stato, Fandango ISBN 8887517584).

Ricordo anche che questo blog si chiama "Riflettendocisu" e ne ho enunciato lo scopo nel primo post.
Non propongo verità assolute, ma inviti alla riflessione su determinati argomenti.


Il post che viene contestato nella discussione a cui rispondo é inoltre ben documentato.

Ho riportato diverse fonti tra cui alcune cattoliche che ritengo attendibili.

Ho tenuto conto che per quanto ci si sforzi di essere obiettivi, alla fine ogni testo si concretizza in un punto di vista.
Ci sono libri che per motivi ideologici escludono la consultazione di alcune fonti o glissano su determinati argomenti.

Non credo che esistano fonti non manipolate.

Dopo avere consultato diversi libri, sono giunta alla conclusione che nel lungo percorso che ha portato alla legalizzazione dell'aborto un ruolo decisivo sia stato svolto dalla preoccupazione per l'incremento demografico e dall'eugenetica.

Medici e scienziati sanno benissimo che l'embrione é vita dall'inizio, ma non si fa nulla di serio per evitare l'aborto proprio per i motivi citati sopra.

A noi europee hanno insegnato che interrompere la gravidanza é un diritto, altrove le donne vengono costrette alla sterilizzazione o all'aborto.

Come persona che pensa, in questo diritto non ci credo.
Voi femministe siete libere di credere che lo sia e rimanete libere di esercitarlo.

Io penso che tutte le vite siano degne di essere vissute, ma non ho mai giudicato nessuno.
Rispetto gli altri punti di vista, continuo a confrontarmi con gli altri e non mi nascondo dietro un nickname.

Quello che mi chiedo ancora una volta é quante donne sappiano cosa sia un aborto.

A chi mi ha criticata rispondo che
purtroppo c'é gente che spesso, dietro la parvenza di una cultura vastissima, nasconde l'incapacità di esprimere opinioni proprie.

Così si può leggere e imparare tantissimo senza capire ciò che si sta apprendendo o si può arrivare a criticare qualcosa o una persona senza motivi validi o per sentito dire.

Le idee politiche possono imprigionare le menti e privarle della capacità di valutare idee diverse, quanto e ancora più dei dogmi religiosi.

Concludo dicendo che i popoli che uccidono sistematicamente i propri figli sono destinati a estinguersi.

Come ho detto altrove, per quanto gloriose possano essere le nostre vite, i figli sono tutto ciò che rimarrà di noi.





venerdì 4 giugno 2010

Rossella

Oggi abbiamo ricevuto un'altra lettera di Lucia che ci ha scritto ancora per raccontarci un'altra storia, quella di "Rossella", una ragazza emarginata fin dall'infanzia per problemi familiari.

Rossella si é trovata a interrompere una gravidanza per compiacere il suo compagno, ma in seguito ha dovuto affrontare da sola le conseguenze di questo gesto.

Forse Rossella non é mai stata fisicamente sola, ma quella che leggerete é la storia di una ragazza che ha cercato in tutti i modi di farsi amare ed accettare e che nonostante questo, probabilmente non si é mai sentita né amata, né accettata, né compresa.

E' la storia di una ragazza che ha vissuto per molto tempo un senso di solitudine interiore.



Conoscevo Rossella fin da quando era bambina, la sua era una famiglia di quelle "difficili", di quelle che la società emargina.

Sia lei che i suoi fratelli furono ospiti di un'istituto di suore battistine che si occupava di minori in difficoltà sin dagli anni '50 (ora è diventata una struttura alberghiera gestita sempre dalle suore!).

Un giorno incontrai Rossella in un ambulatorio dove aveva appena fatto un prelievo e le chiesi come mai si fosse sottoposta a quelle analisi.

Rossella abbassò lo sguardo e inventò una scusa, poi mi raccontò di convivere con un giovane già separato che sapevo aveva avuto problemi di tossicodipendenza.

Scappò via subito e mi resi conto che le analisi nascondevano qualcos'altro.

Riuscii a sapere che aspettava un bambino e che voleva interrompere la gravidanza.

Una suora che la seguiva quando era in istituto fece in modo che noi volontarie potessimo avere un colloquio con lei.

Sembrava avere abbandonato la volontà di abortire, ma dopo qualche tempo, pose ugualmente fine alla vita del suo bimbo.

Tre giorni dopo l'intervento si presentò al centro di aiuto alla vita.

Era distrutta e diceva di volersi uccidere perchè non era stata capace di dire no al compagno e alla mamma di questi che volevano che abortisse.

Iniziò cosi il calvario di Rossella.

Ci cercava tutti i giorni per trovare conforto e noi la facevamo parlare con un sacerdote, con una psicologa, le volontarie non l'abbandonavano, e le trovarono un lavoro.

Nessuno l'accusò del suo gesto ma poco alla volta Rossella scivolò nell'anoressia perchè voleva distruggere quel corpo che le ricordava l'omicidio.

Passarono tre anni, Rossella perse anche il ciclo mestruale e la speranza di avere un'altra gravidanza.

Molto lentamente, con l'aiuto di Dio e con tanta fatica riucì ad uscire da quel tunnel e finalmente si scoprì di nuovo mamma.

Ora ha una splendida bambina di due anni e da tempo ha dato un nome, Angelo, anche al bimbo abortito.

Oggi, dopo avere elaborato quel lutto, riesce a testimoniare del suo vissuto.

venerdì 28 maggio 2010

Michaela

Ciao Maria,

oggi, ti racconto la vicenda di Michaela.

La troviamo nell'ultima stanzetta del reparto ostetricia.
Le donne che devono abortire arrivano presto il lunedi mattina e vengono sistemate in fondo al corridoio.
Prima trovi una fila di fiocchi azzurri e rosa, vasi di fiori freschi poi il nulla ed è qui che il pianto di una ragazza giovanissima ci guida un lunedì mattina, quando ci facevano entrare nel reparto al di fuori degli orari di visita.

Ci colpisce il suo viso candido e due occhi azzurrissimi pieni di lacrime, è straniera ma riusciamo a farci capire e a capire: stamattina ucciderà il suo bambino perchè lei e il suo ragazzo non possono tenerlo: lavorano in un ristorante distante una trentina di chilometri, ospitati dal proprietario in un locale angusto, perderebbero lavoro e casa..no, questo bambino non può venire al mondo ora. Lei non vorrebbe, ma il suo ragazzo non l'ha fermata quando si è recata in ospedale, lei avrebbe voluto che lui l'avesse fatto.

E piange senza fermarsi mai, Michaela.

Le offriamo il nostro aiuto, senza condizioni, le troveremo una casa, un lavoro, tutto quello che serve per poter salvare questo bambino. Ci dice che deve essere convinto il suo ragazzo.

A questo punto non ci resta che andare sul posto di lavoro dei due giovani, ma abbiamo bisogno di tempo, avvisiamo perciò il medico che deve fare l'intervento abortivo, lo mettiamo al corrente della decisione della giovane e del nostro tentativo: ci dà un'ora di tempo.

In macchina, senza guardare limiti e segnali, corriamo,corriamo..(nei mesi successivi arriverà pure la multa per eccesso di velocità), è quasi in montagna questo ristorante tipico ma lo troviamo e il ragazzo è li: ci fa tenerezza è anche più ragazzino della sua compagna, ma si convince, si, se troviamo una casa e li aiutiamo il bambino lo tengono. Presto, presto, qui c'è campo...presto presto mi passi il reparto ginecologia... presto presto mi passi il dottor...e l'infermiera: "l'intervento è stato già fatto, non vi potevamo aspettare servivano le sale operatorie..."

Siamo ritornate in reparto per piangere con Michaela e non le abbiamo detto subito che eravamo riuscite a convincere il compagno, lo ha scoperto dopo e le sue lacrime si sono asciugate in un deserto d'amarezza.


Dopo questo episodio alle volontarie del centro di aiuto alla vita non è stato permesso più di entrare nel reparto al di fuori degli orari di visita e anche in questi orari la stanza in fondo al corridoio veniva guardata a vista dalle infermiere.
Lucia

P.S oggi la tv ci informa che il parlamento ha approvato una legge ingiusta,che toglie la libertà di stampa..non mi tocca più di tanto,in Italia c'è una legge ed è la 194 che uccide i bambini nel grembo materno;approvata questa legge tutte le leggi possono essere giuste.




Minuscole vite

Quando gli scienziati si chiedono se su Marte ci sia vita, non intendono organismi complessi ed evoluti, ma cose come batteri o forme di vita più piccole e semplici.

Ci sono vite che sono ancora più piccole di un puntino, ma nessuno ha dubbi sul fatto che siano organismi viventi.
Oggi gli studiosi si chiedono persino se un virus sia vita.

Con questi presupposti, quello che ci chiediamo é come si fa a dire che un embrione non é vita.

Già un ovulo fecondato, prima di attecchire, invia segnali al corpo che lo ospiterà dando informazioni su se stesso.

L'organismo adulto risponde a questi segnali e ne invia a sua volta.

Dopo questa prima forma di comunicazione, l'organismo consentirà o meno all'ovulo di attecchire.

In questo senso ogni giorno le donne vivono dei microaborti spontanei senza neanche rendersene conto perchè spesso il nostro corpo non ritiene l'ovulo idoneo e non gli consente di svilupparsi.

Ora se un organismo riesce a comunicare con un altro inviando segnali ormonali al corpo che dovrà ospitarlo con i quali da informazioni su se stesso, come si può dire che lì non c'é vita?
E' una minuscola vita umana.
E quanto più dopo l'attecchimento deve essere considerata e rispettata la vita di un esserino minuscolo che però cerca di sfuggire alla morte?

Sono gli stessi abortisti a dire che per interrompere la gravidanza la prima cosa da fare é uccidere l'embrione.

Se bisogna uccidere, come si fa a dire che non c'é vita?

Ma purtroppo, come molte altre cose, l'interruzione di gravidanza é stata banalizzata e spesso, con false certificazioni, si ricorre ad essa oltre i termini stabiliti dalla legge perché si vuole un bambino di sesso diverso o perché il feto é affetto da difetti curabilissimi come il labbro leporino.

Sono i medici stessi a dire che la maggior parte degli aborti terapeutici si eseguono con feti sani.

E un feto su trenta sopravvive all'aborto anche dopo parecchie ore.

Nessuno é stato adulto senza essere stato un embrione. Non é moralismo, é una questione tutta laica, é logica.

L'unica differenza tra noi e gli embrioni e i feti é che loro non si possono difendere.

Più mi documento, più mi convinco che l'aborto sia solo uno strumento utilizzato per controllare l'incremento demografico per potere continuare a sfruttare male le risorse come si sta facendo perchè alcuni si possano arricchire.

E' progresso questo?
La nostra speranza é che chi ci succederà sarà più saggio di noi.

Grazie a Dio, non tutto ciò che é stato chiamato progresso lo é diventato.

venerdì 21 maggio 2010

Lucia


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La storia che state per leggere é realmente accaduta. E' il racconto di un aborto e di un percorso di fede.

Credo che le origini di tutto siano da ricercare nelle incomprensioni tra la protagonista del racconto e i suoi genitori.
E' anche vero però che riflettendo sulle circostanze che viviamo, spesso sembra che nulla accada per caso, ma che tutto sia stato programmato e pianificato e così anche ciò che ha generato tanto male, può portare del bene e può essere di aiuto ad altri.

La donna che ha vissuto il dramma di questo aborto, ha avvertito di essere sprofondata in un abisso dal quale é riuscita a risollevarsi inaspettatamente, solo grazie alla fede.
Questa é la storia che mi é stata inviata da Lucia, ognuno di noi é libero di credere ciò che vuole e di interpretarla come crede.

Ho deciso di pubblicarla perchè mi sembra sintomatica di come il nostro inconscio percepisca, conservi ed elabori alcune esperienze che all'apparenza pensiamo di avere vissuto in maniera superficiale.
La pubblico anche perchè é desiderio di chi l'ha scritta essere di aiuto per chi si trova a un bivio.

Sono qui a raccontarvi la mia storia perchè la mia esperienza possa essere di aiuto a chi si trova davanti a questa scelta.
Comincio il racconto parlando delle origini di ciò che mi ha portata nell'abisso.
Ero separata da poco, un matrimonio sbagliato fin dall'inizio, pieno di silenzi e di solitudine interiore.
La brutta morte di mio fratello aveva ingigantito la distanza abissale che sentivo nel rapporto con i miei genitori e i miei fratelli, soprattutto con mia madre.
Quella morte mi aveva portata a un matrimonio tanto per fare la brava ragazza, ma questo è un altro capitolo...insomma io ero la pecora nera in tutti i sensi, ovvero così mi sentivo, sebbene prima di allora avessi fatto parte dei gruppi giovanili della parrocchia e fossi stata la solista del coro parrocchiale.
Tanti errori e tante sofferenze.
Oggi so che, a modo mio, cercavo pace lontana da quel Dio che con il tempo, credevo mi avesse abbandonata.
Nessuno mi aveva spiegato che solo la pace in Dio mi avrebbe guidata, credevo che senza le mie forze non avrei mai trovato la felicità e così la ricercavo affannosamente, proprio come il figliol prodigo.
Dopo la separazione incontrai un uomo.
Pensavo di poter ricominciare, di poter avere quella stabilità affettiva che bramavo per me e per i miei due figli avuti da quel matrimonio disfatto.
Credevo che sarei riuscita ad avere quella famiglia che mi mancava tanto, da sempre.
Rimasi subito incinta e per me fu un'ulteriore tragedia, mentre dovevo porre rimedio a molte altre. E poi, cosa avrebbe detto la gente? Cosa avrebbero detto i miei familiari che già mi accusavano tanto?
Non potevo avere un altro figlio trovandomi in una situazione così instabile, non potevo essere madre di un terzo bambino, i due che avevo già sembravano già tanto tristi.
Avevo anche mille problemi con il lavoro e per me era un peso dovermi appoggiare alla mia famiglia persino nelle piccole cose.
Non vedevo alternativa.
Quell'uomo faceva già tanto, era una storia nata da poco, ancora piena di incognite.
Non conoscevo Dio, cercavo onori e vita libera, sebbene mi fossi già scontrata con le prime delusioni.
Forse, nel profondo del cuore, avevo nostalgia di quando da ragazza frequentavo la chiesa e cantavo, durante i matrimoni, ma allo stesso tempo il mio orgoglio era ferito ed ero diventata presuntuosa.
Credevo che ormai Dio fosse lontano da me, pensavo di non avere più il diritto di stare nella chiesa.
La mia vita aveva preso una piega completamente diversa da quanto immaginavo.
Quando capii di essere incinta, sentii il peso dell'errore, sembrava che davanti a me ci fosse un abisso più grande.
Quel bambino che cresceva in me giorno dopo giorno, mi dava angoscia.
Immaginavo di dare la notizia a chi mi avrebbe guardata come una pazza eretica.
Così, appoggiata da quel compagno che in fondo era spaventato quanto me, senza farne parola con altri, presi la decisione di abortire.
Chiaramente mi rivolsi subito dove sapevo che non avrei trovato ostacoli.
Mi feci visitare con la ferma risoluzione che avrei risolto tutto nel silenzio, senza che nessuno sapesse, depositando e lasciando nel dimenticatoio quel pacco scomodo.
Così, nella piena solitudine, arrivai nel reparto dell'ospedale una mattina del settembre del '95.
Nessuno mi chiese niente..nessuno mi rivolse la parola.
Sembrava tutto normale, tutto si svolse in modo freddo e meccanico, come se si dovesse svolgere un dovere, un fardello da togliersi di dosso...non ricordo un viso, un sorriso, un'immagine che mi potesse rimanere impressa.
Ricordo solo la freddezza della stanza dell'ospedale e il mio desiderio di andarmene al più presto da lì..non ho voluto sapere niente...non mi ero informata di niente, sapevo solo che, uscita di lì, il problema era risolto.
Non sentivo nulla dentro, se non il desiderio di liberarmi di una colpa che nessuno avrebbe perdonato.
Questo è stato quel figlio che avevo in grembo.
Tutto successe nel silenzio e nessuno ha mai saputo il mio segreto.
Ogni tanto pensavo a come sarebbe potuto essere quel bambino..mi vedevo con lui vicino...lo immaginavo, ma cancellavo subito il pensiero e tenevo tutto dentro, senza nessuna sofferenza.
Sentivo che era stato più giusto abortire che tenere un bambino che tutti mi avrebbero fatto pesare. Avevo scelto quello che per me era il male minore.
Dopo qualche anno iniziai ad avere problemi di salute.
La mia fu un'agonia durata quattro interventi per un fibroma persistente.
Credo che i dolori che ho avuto per un paio di anni, siano stati più atroci di un parto...ad ogni ciclo mestruale, mi dicevo "cosa devo partorire?".
E poi rimasi ancora una volta sola quando, per via di vorticosi problemi, finì anche la storia con quel compagno.
Ancora sola mentre i problemi con il lavoro si ingigantivano e la realizzazione di me stessa sembrava sempre più lontana, persino come donna e come madre.
Se avessi saputo che qualcuno avrebbe amato i miei figli, avrei tentato il suicidio.
Sentivo il vuoto dentro e ad ogni istante lo stimolo di farla finita, poi il pensiero di lasciare soli i miei figli, mi fermava.
La mia famiglia per me era già un corpo estraneo, lontano, avevo addossato loro tutte le colpe di avermi abbandonata a me stessa e nello stesso tempo l'orgoglio ferito mi impediva di chiedere aiuto.
Ho sopportato tutto con molta fatica, nel vuoto del mio cuore, solo per l'amore che ho per i miei figli e per l'idea che nessuno li avrebbe amati come li amo io.
Con loro però ero fredda, vuota, perchè non potevo dare loro quella felicità che meritavano.
E dentro di me cresceva la rabbia perchè non potevo essere la mamma dolce ed affettuosa che avrei voluto essere.
Fare la mamma era la mia massima aspirazione e invece ero arrivata a rifiutare la vita!
Non mi rendevo conto di niente..tutto era colpa degli altri, di chi non aveva capito, di chi non mi aveva amato..non perdonavo, avevo il cuore pieno di rabbia e di disperazione.
Mi affannavo alla ricerca di una via d'uscita...intanto anche mia figlia, all'età di sedici anni, mi lasciò per andare a vivere con il padre.
Avevo deluso mia figlia senza sapere quale fosse la mia colpa.
Avevo deluso la parte di me che voleva essere di esempio a mia figlia, perchè lei un giorno potesse essere una donna e una mamma felice.
Rimasi sola con mio figlio che già scivolava nell'abisso della tossicodipendenza.
Ancora una volta dovevo trovare soluzioni ed ero già stanca già di vivere.
E intanto continuavo a dare la colpa a tutto e a tutti, ma soprattutto alla mia ingenuità per aver accettato passivamente tante situazioni che mi avevano portato nell'abisso, ma mai pensavo che la mia colpa fosse stato l'aborto, non ci pensavo più.
Mi vergognavo persino di ciò che non ero stata capace di essere, di tanti sogni che non ero stata capace di realizzare.
Così quando ho avuto la certezza che mio figlio fumava spinelli, ho avuto il vuoto davanti.
Era finito tutto, ogni cosa sembrava senza speranza.
L'unica gioia era il ritorno di mia figlia avvenuto qualche mese prima.
Sapevo però che anche in lei era già calata la sofferenza.
Insomma, soffrivo io e avevo messo anche i miei figli nella sofferenza.
Ma da mesi una voce mi parlava dentro e così, combattuta, mi rivolsi a quel Dio che oramai credevo mi avesse abbandonata..
Gli dissi "io non posso fare più niente, mio Dio fai Tu qualcosa".
Inaspettatamente trovai la soluzione. Mio figlio iniziò a frequentare una comunità religiosa che lo avrebbe aiutato a uscire dalla droga e io intrapresi un cammino di fede parallelo.
Dopo un pò sentii il bisogno di ammettere e confessare il mio peccato: l'aborto.
Ammisi che l'aborto era una colpa sicuramente grave, ma non quella che aveva procurato ancora tanto male nella mia vita.
Cominciai a ritrovare la gioia nelle persone che facevano il percorso con me e a riconoscere questo Dio che mi amava.
Fra tante ribellioni e lacrime, ripercorsi le mie colpe e le mie sofferenze e sentii il desiderio di demolire la mia presunzione e il mio orgoglio ferito, seppur questo mi facesse male.
Dopo pochi mesi, mi trovai a pregare in chiesa.
Senza sapere perchè, piangevo a dirotto mentre tutti pregavano e non capivo perchè...quei giorni stavo aiutando un ragazzo ad entrare in comunità e mentre piangevo mi dicevo "Ho già ripartorito mio figlio, chi devo ripartorire ancora? Perchè questo ragazzo devo ripartorirlo io?"
Era un pensiero fisso. All'improvviso mi venne in mente lui, il mio bambino morto, come se avesse bussato così forte al mio cuore dicendomi "mamma, ci sono io!"
Ammettere la colpa nei confronti di quel figlio, mi fece sentire sollevata.
Entrai in un percorso di guarigione spirituale che mi faceva sentire la necessità di quella verità che rende liberi.
Sentivo dirompente che dovevo scendere fino in fondo e liberarmi di questo fardello e così oggi mi trovo a dire ciò che ho vissuto.
Oggi credo che tutto sia avvenuto per via di quell'errore con il quale io ho dato la sterzata finale ad una vita già lontana da Dio.
Una mamma porta la vita e non può rifiutarla.
Quando rifiuta la vita, può solo morire dentro e trascinare nella morte tutto ciò che la circonda.
Mio figlio non é morto invano, oggi posso nella verità con me stessa, testimoniare questa esperienza e dare speranza ad altre donne che hanno vissuto inconsapevoli, questo dramma.
Ora so che la Resurrezione è cosa per tutti, se vogliamo sentire Dio nel cuore.
Se credi anche solo minimamente che ci sia una forza suprema che genera vita, devi essere gioiosa di essere stata chiamata ad esserne strumento...essere strumento della morte, significa accettare che la morte ha già operato nel tuo cuore, prima ancora di fartela vedere poi nel concreto.
Ma la cosa peggiore, è che allontani la vita da te stessa e da ciò che hai generato.
Dico a quelle donne che hanno vissuto la mia esperienza, che possono risorgere a nuova vita, se vogliono provare a svuotare la loro botte piena, davanti a Dio che è Padre...dico a quelle donne che stanno per decidere di abortire, pensateci, perchè finirete in un vortice di vuoto e solitudine.
L'aborto può solo operare altro male.
La donna ha avuto il grande dono da Dio, di generare la vita e se rifiuta questo dono, può generare solo morte.
Grazie
Lucia

sabato 3 aprile 2010

Aborto: un diritto o un grande business?

Circa quindici anni fa, c'erano diversi medici che utilizzavano cure alternative per curare il cancro.

Ricordo in particolare uno di loro che lavorava presso l'università di Messina e che, avendo osservato che il cancro è praticamente assente nei soggetti allergici, curava i suoi pazienti con l'istamina.

Sosteneva che la sua cura fosse efficace, ma che non c'era interesse a studiarla perchè la chemioterapia è molto costosa mentre il prezzo dell'istamina è insignificante.

In seguito arrivarono alcuni ricercatori dall'estero per valutare l'efficacia della cura di questo medico, ma trovarono che non aveva alcun fondamento scientifico.

Non ho gli strumenti, né la competenza per valutare quanto le parti sostenevano, e non voglio invitare nessuno ad affidarsi a incerte cure alternative dietro le quali spesso si nascondono dei truffatori.

E' innegabile però che dietro l'uso dei medicinali ci sia un grande business.

Ad esempio, so che in Italia continuano a essere di uso comune farmaci, come l'Aulin, che in Spagna e in Finlandia, ad esempio, sono stati proibiti e che alcune normative europee hanno indicato come prescrivibili solo in caso di effettiva necessità e dopo che gli altri farmaci si sono rivelati inefficaci.


Non è chiaro perché prodotti proibiti altrove perché a lungo andare provocano danni al fegato, siano ancora così utilizzati in Italia.

Ma anche all'estero gli interessi si celano bene.

Ricordo anche che quando mi trovavo a Bruxelles, ad ogni angolo veniva pubblicizzata la pillola abortiva utilizzando lo slogan: "L'aborto è un diritto".

Da quando ho parlato di pillola abortiva su questo blog poi, "l'importanza" dei visitatori - per così dire e senza volere assolutamente sminuire gli altri - è improvvisamente aumentata.

Dato che purtroppo c'è gente che non si fa scrupolo di arricchirsi ai danni di altri, e in America e non solo, ci sono molte cliniche specializzate proprio nell'interruzione di gravidanza, mi chiedo se l'aborto sia più un diritto o un grande business e quali interessi si celino dietro le informazioni che vengono diffuse o nascoste alla gente.

venerdì 12 febbraio 2010

Presentazione libro: "La legge del più forte"

Chi non conosce la storia di Pollicino? Ma quanti di noi sanno che ha un fondo di verità?

Una volta, presso alcuni popoli, quando non c'era abbastanza ricchezza per tutti, si abbandonavano i bambini.


Lo facevano anche gli antichi romani che li lasciavano nei pressi della colonna Lactaria, nella speranza che qualche donna pietosa si fermasse ad allattarli (http://www.catacombe.roma.it/it/ricerche/ricerca10.html).


Oggi, grazie al progresso e all'informazione, consideriamo questa pratica un crimine.


Anche i neonati sono esseri umani. Nessuno è stato adulto senza mai essere stato un adolescente, un bambino, un neonato e ancora prima un feto e un embrione.


Per usare parole di altri, chi si sente di dire "non ero io nel grembo di mia madre"?

Non è una questione morale, non ha nulla a che fare con la Chiesa, basta riflettere.


E, considerato che la riproduzione e la morte sono i mezzi che la natura ha stabilito per migliorare la nostra specie, l'interruzione di gravidanza non si può considerare affatto un progresso.


So che l'aborto è un tema scottante di cui molti preferiscono non sentire parlare e verso il quale si è generalmente colmi di pregiudizi, anche verso chi ne parla.


Ma pensiamo che la conoscenza umana, la scienza progrediscono perchè si pongono domande, grazie alla "crisi".


Pensiamo che ai tempi del Nazismo era scandaloso pensare che tedeschi ed ebrei avessero gli stessi diritti.


Per questo vale la pena ascoltare e leggere anche le riflessioni di chi per noi ha idee sbagliate.


Oggi si dice alle donne che l'aborto è una cura, un diritto, ma la maggior parte di loro non sa cosa avvenga durante un'interruzione di gravidanza, né cosa sia un embrione o un feto, non sa come si metta in pratica questo diritto.


Nel mio racconto "La legge del più forte" ho deciso di non parlarne in modo diretto.


Ho scelto questo modo di raccontare per il rispetto che provo verso chi non ha avuto la possibilità di nascere, ho preferito limitarmi a fare dei cenni che inducano il lettore curioso a cercare immagini e video che mostrino la cruda realtà dell'interruzione di gravidanza.


Nel libro, ho deciso di mostrare chi non è ancora nato attraverso gli occhi di un'adolescente che vive emozioni intense e spontanee e vede queste creature estremamente vitali, ma senza alcuna possibilità di difesa.


Ho preferito non dire che la maggior parte degli aborti terapeutici si pratica con feti sani, che a Torino, al Sant'Anna, per la salute psicologica della donna, nelle gravidanze trigemellari uno dei feti viene ucciso con una puntura al cuore e che spesso questo provoca la morte di tutti i gemelli.


Non è questo l'aiuto che uno stato civile e che crede nel progresso e nell'evoluzione, dovrebbe dare.
Non è questo il diritto che le donne, anzi che le famiglie dovrebbero rivendicare.
Lo Stato deve dare alle donne tutti i mezzi e l'aiuto per crescere i figli che se non sono voluti, possono essere adottati da famiglie che li accoglierebbero con amore.


Una società civile ed evoluta deve restituire valore alla vita.


L'emancipazione non equivale alla sterilità.


La società moderna deve adeguarsi e valorizzare la diversità e sfatare le idee false.


Una persona diversamente abile quando è accettata e amata dalla famiglia non è più infelice di chi è bello, è ricco, ma ricorre alla droga, alla chirurgia estetica - pensate a Michael Jackson - per noia, per rincorrere chissà quale ideale, perchè bisogna essere belli e brillanti e non si può fallire per nessun motivo.


Chi ha stabilito che ci si rovina la vita ad avere un figlio a quattoridici anni? A rovinare la vita sono i falsi valori, ideali sbagliati, le cattive amicizie, la droga.
La cronaca è piena di ragazzini che si drogano per rompere la monotonia, piena di adolescenti che muoiono di anoressia per rincorrere un opinabile ideale di bellezza che non riusciranno mai a imitare.


La vita è sempre dura, non è con l'aborto che si risolvono i problemi.
Non si fugge, ma si combatte.


Per tornare alla tutela dei diritti delle donne, vorrei ribadire che loro spesso non sanno che ci sono cure e medicine che oggi si ritengono superate e dannose, né che gli effetti dei farmaci, e penso alla celebre pillola abortiva, si scoprono dopo che vengono utilizzati per parecchio tempo dalle masse, da chi accorda fiducia alle case farmaceutiche acquistando i loro prodotti.


Chissà quali si scopriranno tra qualche anno gli effetti della pillola abortiva, chissà cosa si sarà scoperto sull'embrione e sul feto intanto.



Alcuni scienziati si sono già chiesti quali siano le cause che portino ad una combinazione genetica tra le innumerevoli possibili e alcuni sostengono che questo sia possibile solo per l'intervento di qualcosa che non comprendiamo ancora.

Ma, mentre la nostra conoscenza è così limitata, uccidiamo chi riteniamo non abbia coscienza eppure è tanto vitale.


Questo perchè c'è chi ritiene che i movimenti del feto siano dovuti alle stesse reazioni chimiche che provocano il movimento della coda di una lucertola priva del corpo, ma dico io, quella non diventa un uomo.


Ho scritto "La legge del più forte" pensando ai giovani, anzi alle giovanissime, a tutti quelli che leggono recandosi a scuola o a lavoro e non vedono l'ora di finire quel libro che hanno iniziato sul treno o sull'autobus.

Ho scritto pensando a tutte le ragazze che non amano leggere, ma che forse potrebbero addentrarsi nella lettura di quel libricino e di quella storiella che non richiede particolare attenzione.

Non volevo dilungarmi in pagine inutili e ridondanti ripetendo l'unica cosa che volevo dire: una legge è stata necessaria per disciplinare una pratica diffusa e pericolosa, ma deve essere superata.

Non critico la legge, ma ho messo in luce alcuni degli aspetti peggiori che l'hanno prodotta e che la sostengono.

Il libro è stato criticato per la sua brevità, per la sua semplicità, perchè ho solo lasciato immaginare certe situazioni senza esprimerle chiaramente, ma non volevo essere ripetitiva e parlare in modo palese di cose che risultano già evidenti.
E poi una storia deve anche lasciare spazio all'immaginazione, ai sogni, deve permettere di fantasticare.
Forse è stato per via della televisione, dei computer, del nostro stile di vita, ma sembra quasi che molti abbiano perso queste capacità e questi piaceri.

Ho scritto anche per rendere delle informazioni fruibili da tutti e chi vuole farsi capire cerca una comunicazione efficace, semplice.
Non voglio paragonarmi ai grandi predicatori, ma tutti usavano la lingua del popolo.
Gesù, parlava in dialetto aramaico.


Con tutto questo non voglio creare nei lettori inutili aspettative.
E' un racconto a tema, una storia semplice, qualche riflessione utile.
Più che scrivere una bella storia,mi interessava porre delle questioni nuove.

I personaggi conservano tutti la franchezza tipica di alcuni paesi del Sud, Samuel invece è la parte di società che preferisce rimanere indifferente di fronte ad alcune tematiche.

Per non annoiare il lettore, non mi dilungo ulteriormente.
A chi vuole saperne di più consiglio di leggere il libro.

lunedì 7 dicembre 2009

L'aborto è un diritto?

Oggi ho sentito la Turco che parlava di pillola abortiva. Ne parlava come se fosse un rimedio per curare qualcuno, come ne parlano molti.
Forse pochi sanno che l'aborto con pillola abortiva è doloroso ed è forse più traumatico del normale aborto. E quanti sanno che in entrambi i casi viene ucciso un esserino piccolo, ma estremamente vitale?
Mi sono chiesta più volte se l'aborto e l'uso della pillola abortiva siano conquiste di civiltà come tutti dicono. Quanti di noi hanno visto immagini e video di interruzioni di gravidanza? Cosa sappiamo noi donne di cosa succede durante un aborto?
Ci hanno insegnato che l'interruzione di gravidanza è un diritto e che "la donna è padrona del proprio corpo". Mi chiedo: quante di noi riflettono sul significato di questa frase?
Riflettendo laicamente, quella che attraversiamo nel grembo materno non è forse una fase della nostra esistenza? Chi avrebbe potuto essere un bambino, un adolescente, un adulto, senza essere stato un embrione e un feto?
Allora se quella che cresce è una vita, una vita estremamente vulnerabile, una società veramente civile non dovrebbe invece proteggerla con maggiore attenzione?
Ma c'è chi sostiene che chi dà la vita è anche padrone di toglierla. Ma secondo questa corrente di pensiero, ogni madre non potrebbe essere libera di uccidere il proprio figlio?
Considerato tutto questo, io non riesco a riconoscere che l'aborto sia un diritto, non riesco a intravedere nessuna conquista di civiltà, ho invece l'impressione che si stia educando sempre di più a un'irresponsabilità e a un individualismo che consente di calpestare gli altri e i loro diritti, senza porsi troppe domande.
Certo, questa è solo la mia impressione.